“Cosa vuoi fare da grande? Il medico? L’ingegnere?”“No, in realtà vorrei fare l’artista”Quante volte vi è capitato che qualcuno restasse interdetto quando sente dire che una persona vorrebbe fare l’artista, lo scrittore, il regista o il fotografo? “Non è un lavoro sicuro e ben retribuito” è la risposta più comune di quanti cercano di consigliare una professione con un guadagno sicuro.
Negli ultimi anni domina il principio che le materie STEM (scienza, tecnologia, ingegneria, matematica) producano valore, mentre l’arte e la creatività sono viste come un passatempo, un lusso o un hobby per il weekend. Soprattutto nel contesto del sud Italia dove il lavoro scarseggia e si spinge verso ciò che è quantificabile, spendibile, “utile”.
Palermo vive di estetica, di immaginario visuale, di narrazione. I brand arrivano qui per girare le campagne pubblicitarie, i personaggi famosi si sposano da noi per l’atmosfera e l’identità culturale del posto. Senza l’arte, il design, la fotografia e la moda, una città diventa solo un insieme di palazzi e persone senza identità.
Eppure, chi quella cultura la produce ogni giorno sul territorio si trova spesso a dover giustificare il proprio stipendio. Il risultato? Una svalutazione sistematica del lavoro creativo che spinge molti a mollare o ad emigrare.
Nel momento in cui l'intelligenza artificiale riesce a processare dati e codici a velocità mai viste, ciò che resta di insostituibile è proprio lo sguardo umano e la capacità di raccontare la propria città o ciò che si vuole senza parole, ma facendo parlare immagini, scritte e suoni.  
Spesso ci dimentichiamo la rilevanza e il potere che hanno questi strumenti artistici. L’arte non è solo un passatempo da concedersi quando avanzano i soldi. È l’infrastruttura visiva e culturale di una città. È, con tutte le sue articolazioni, l’unico linguaggio che tutti, universalmente e indistintamente, sono capaci di cogliere. 
Nell’antica Grecia il valore di una persona si misurava attraverso la filosofia, la retorica, il teatro e la poesia. Durante l’Umanesimo essere un mecenate significava detenere il vero potere culturale e politico.Durante il Romanticismo l’artista era l’unico profeta capace di cogliere la verità del mondo. 
Oggi, in un mondo invaso dal capitalismo, in cui il valore di una persona si misura in base a quanti contanti ha in banca, ciò che conta è guadagnare, e lavori con una bassa retribuzione non sono tenuti in considerazione, né tantomeno finanziati come meriterebbero. 

E quindi forse sì: il du*e ha fatto anche cose buone. Almeno lui ha compreso l’importanza dell’arte usandola come primo motore di consenso e prestigio, finanziandola e retribuendola più degli attuali politici italiani.