In questi giorni mi capita di leggere tanti post sui nonni.E penso ai miei.Li ho persi tanti anni fa.Eppure, ogni tanto, mi sorprendo a cercarli ancora nei piccoli dettagli.Mio nonno paterno aveva la demenza senile.Ricordo soprattutto gli occhi di mio padre quando suo padre smise di riconoscerlo.Era come guardare il cuore di una persona svuotarsi lentamente.Dei miei nonni, oggi, non ricordo più nemmeno la voce.E questa è una delle cose che mi fa più male.Per tanto tempo ho cercato di aggrapparmi a ogni ricordo, quasi fosse possibile stringerlo abbastanza forte da impedirgli di svanire.Non ci sono riuscita.Ma poi ho capito che la memoria non conserva tutto nello stesso modo.Di mia nonna materna ricordo il profumo: un misto di rose e Felce Azzurra e gli infiniti “faddali” a fiorellini.Di mio nonno ricordo le Golia, sempre nel cassetto.
Di mio nonno paterno ricordo le orecchie grandi e la continua richiesta di avere un po’ di Coca Cola (diventò presto “quella cosa nera”)Di mia nonna paterna ricordo la severità nei movimenti, nei gesti, nel modo di stare al mondo.
Non ricordo le loro voci.Ma ricordo dei loro dettagli.
Forse è questo che facciamo quando perdiamo qualcuno: continuiamo a custodirlo come possiamo.Non nella memoria perfetta che avremmo voluto.Ma in frammenti.E forse, finché esiste qualcuno che ricorda anche solo un piccolo frammento di noi, non siamo completamente scomparsi.Ai miei nonni non posso più dire niente.Ma oggi posso dire di loro una cosa semplice:
vi ricordo ancora.Solo in un modo diverso da come avrei voluto.