Quando parliamo di intelligenza artificiale c'è sempre molto scetticismo tra chi sostiene la sua validità e utilità sociale e chi invece la demonizza come tecnologia che sta distruggendo i lavori umani, intellettuali e creando delle profonde camere d'eco tra l'opinione pubblica e l'interazione anche dei singoli individui. Nel 1999, il film Matrix parlava di una realtà simulata che si scontra con l'ambiente fisico e reale: non è più solo finzione, ma gli umani diventano incapaci di capire cosa sia vero e cosa sia falso. Tuttavia, un film di più di venti anni fa ha descritto il dilemma dell'uso della tecnologia anche a scopi malevoli: è davvero possibile pensare che l'AI possa sfruttare ogni risorsa per diventare noi stessi cavie di essa?Il caso dei revisori umani nel Kenya e delle Filippine descrive la mancanza di tutela dei contratti lavorativi e lo sfruttamento del terzo mondo precario, costretti a leggere contenuti violenti per 1,50 l'ora, e ci induce a pensare come il capitalismo digitale stia distruggendo l'umanità per dei colossi big tech oligarchici che non offrono nulla al singolo. Anche i casi dei griefbots nei paesi orientali fanno riflettere sul modo in cui il deepfake (voce che simula il timbro umano), gli abbonamenti mensili per ricordare conversazioni e la ricostruzione della persona post-mortem stiano diventando una piaga sociale significativa; nonostante l'AI Act, la totale carenza di tutela nei confronti dei morti e delle stesse condizioni di usi impropri riflettono come la strumentalizzazione del dolore e della sofferenza diventino capitali per i milionari di nuovi modelli.Tra i casi di Replika e dell'AI creata con lo scopo di dating, non è più possibile tracciare un confine netto tra la realtà e la finzione, dove sfocia il verosimile e dove la verità. Anche il caso di piattaforme come Moltbook, di Agenti AI che interagiscono in vari forum e chat personali, se davvero potessero diventare realtà? Saremmo noi a dover chiedere loro di gestire la nostra vita quotidiana o loro ad avere bisogno della nostra presenza fisica e spaziale, atrofizzando le nostre capacità cognitive? Se lo stesso Alan Turing aveva ipotizzato la nascita di intelligenze superiori, oggi ci rendiamo conto che l'Occidente ha bisogno di essa per i vantaggi geopolitici di quote in borsa e tornaconti governativi, a discapito dell'essere noi stessi tester della stessa. L'AI sta diventando un profondo wormhole che risucchia tutto dall'interno,per un futuro in cui potenzialmente la loro presenza sarà legata a uno stesso ecosistema incapace di esistere senza di essi.